Arrivederci, Vincenzo… (Di Rosario Di Lorenzo)

Sei entrato in Casa
ma ancor prima nei nostri cuori,
il tuo fare sormione e delicato,
appariva agli sconosciuti come imbarazzante peso,
in punta di piedi come
chi sta al mondo sgradito e scomodo.
 
Eppure timido, nei tuoi sguardi a metà
ci lasciasti scorgere la vita,
brandelli di desideri irrealizzati,
di sogni spezzati,
di amori mancati.
Intravedemmo i tuoi limiti che erano anche i nostri,
ci spaventammo con te
ma con te sussurrammo
e guardammo insieme.
 
Vedemmo come ci si stà nascosti e incapaci,
come lo sconforto ci piega e ci fa fuggire,
guardammo montagne che non avremmo mai esplorato,
e case che non avremmo mai abitato.
 
Fuggivi dal chiasso e dalle parole inutili,
difficile il tuo silenzio che ci parlava al cuore.
 
Fragile ci portasti nel tuo dolore,
lo accogliemmo come il nostro,
ti lasciasti prendere per mano,
ci appartenevi.
E vedemmo dentro il tuo cuore.
E capimmo le tue lacrime.
Non un lamento,
dignitosamente credesti alla vita,
con coraggio ti aggrappasti ad essa ed affrontasti le notti
e noi ad attenderti all'alba.
 
La tua gratitudine era la gioia dell'incontrarci,
dello stare con te, nello sperare.
Eppure lentamente il soffio della vita si spegneva…
 
Oggi, Vincenzo, ci sono i tuoi semi,
tra le nostre mani,
nei cuori di chi ti ha conosciuto.
In silenzio,
come tutta la tua vita,
ci parlano della primavera che non tarda ad arrivare.

 

 

 
 
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